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Prima pagina 14-2017Apriamo i nostri sepolcri, ci ha ripetuto più volte Papa Francesco. Un invito a ciascuno di noi ad aprirsi nella consapevolezza che Lui, il Signore della vita, può permetterci di conoscerci, di "sapere". Sapere vuol dire essere toccati dalla verità. Ma "toccati" non soltanto in una forma che permetta di ragionare e interpretare secondo la nostra piccola mente, ma nella disposizione ad accettare cosi come intende il Signore, in una maniera più vasta quale noi non riusciamo nemmeno ad immaginare. Si tratta di essere "leggeri"! Se non acquistiamo "leggerezza", se non si toglie il peso del nostro essere "personaggio", e impossibile abbracciare e abbandonarsi a Dio. Di fronte alla vita di ogni giorno, talvolta preferiamo ripiegarci su noi stessi, accartocciarci, irrigidirci, piuttosto che rilassarci, abbandonarci e aprirci a Colui che ci supera. Siamo particolari: per motivare i nostri tempi, le nostre abitudini attingiamo alle nostre complicazioni, alle nostre furbe precauzioni, e diff diamo della semplicità. Impegnatissimi a sorvegliare e a sorvegliarci, non siamo più capaci di lasciarci andare. Certamente, specie per chi ha operato attivamente all'organizzazione dei due importanti eventi, la riapertura della Chiesa Cattedrale e la visita pastorale di Papa Francesco, non e facile rinunciare a fare i conti, a tracciare consuntivi. Non e facile sbarazzarsi della paura che qualcosa non sia andato per il verso giusto, liquidare l'affanno e liberarsi dai pensieri provocati dall'importante ospite. Ma facciamo appello alle nostre "sane" emozioni. I gesti, i sorrisi, le lacrime di commozione, insomma le emozioni, per la visita di Papa Francesco, e ancora prima per la solenne riapertura della Cattedrale si trasformino in azione. Le palme delle mani siano lasciate aperte per ricevere i doni divini, ma anche gli occhi siano spalancati verso il cielo, ad indicare chiaramente "da dove" uno si aspetta qualcosa. Evitiamo di chiuderci nel proprio mondo interiore, ma apriamoci a un universo, a delle situazioni, alla grazia che ci supera. La duplice immagine, dell'azione e della contemplazione, che ci e stata consegnata da Papa Francesco in ogni suo intervento a Carpi, non deve imbarazzarci, né tanto meno irritare la sensibilità di ciascuno. Resti ben impresso il collegamento significativo tra occhi e mani. Gli occhi come espressione di bisogno, dipendenza e fiducia, le mani ad indicare la potenza e la bontà insieme di ciascuno di noi. Attendiamo! Un'attesa umile, amorosa, vigile e soprattutto perseverante. Un'attesa a tempi lunghi, ad ampio respiro, sostenuta da una pazienza interminabile. C'e sempre qualcosa in noi che tende ad irrigidirsi, grumi di resistenza, muscoli che non si rilassano, una finestrella da cui ci affacciamo per scrutare, preoccupati, gli orizzonti lontani. Teniamo davanti a noi un Volto. Accontentiamoci di fissare quel Volto. Resistendo alla tentazione di sbirciare altrove, di gettare uno sguardo sulla strada buia, di accertare a che cosa si va incontro. L'attesa, che diventa preghiera silenziosa, esclude il ricorso a qualsiasi tipo di oroscopo, il tuo "segno" e quello del Volto. Ne si ha bisogno di consultare le previsioni meteorologiche, qualunque tempo faccia, cammini e ti fai portare nella luce di un Volto. Quando abbiamo davanti quel Volto, non abbiamo più bisogno di sapere che cosa ci attende dietro "l'angolo"... quell'angolo sei tu!

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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