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Pasqua significa ricevere. Pasqua vuol dire anche offrire. Ma fare nostra la Pasqua di Risurrezione implica soprattutto, ed è forse la cosa più difficile, disponibilità a lasciarsi prendere, o, se si preferisce, lasciarsi togliere. Nell'off erta, pur costosa, c'è una gioia, un'evidente soddisfazione. In fondo, sei tu che decidi, controlli e stabilisci la misura. In questo caso, invece, la situazione ti sfugge di mano. Subisci una spoliazione. Alla fi ne, non riesci nemmeno a fare l'inventario di ciò che ti è stato tolto. Al di là dei gesti, parole con cui abitudinariamente definiamo la Pasqua di Gesù, anno dopo anno, la Pasqua è un uscire allo scoperto, un esporsi alla rapina, un lasciarsi saccheggiare. Dio ne approfitta. La Pasqua, spesso, più che "fare il pieno" è "fare il vuoto". Attraverso Essa vieni spossessato, espropriato, sfrattato dalla tua casa, dalle tue abitudini. La Pasqua, quella vera, ti fa smarrire le abitudini più tenaci e quelle più confortevoli. Come le donne dei Vangeli, dopo che constati la Pasqua, non ritrovi più nulla, non ti ritrovi più. Già. L'illusione di quelli che affrontano l'avventura rischiosa della Pasqua per cercare Dio e cercare se stessi. Se ti spingi fi no in fondo, trovi un Dio "irriconoscibile" e trovi un te stesso pieno di miserie, a volte insopportabile. E' facile presentarsi a mani vuote al sepolcro. La cosa più difficile è venir via a mani vuote, accettare di perdere tutto. In una apparente assenza, Lui sta in attesa che ti svegli, Gli esponga i tuoi progetti per la giornata, per il tuo tempo, Gli srotoli la trama dei tuoi sogni. Gli devi dire che non ti sei ancora rassegnato, non hai rinunciato a essere pienamente uomo, hai ancora voglia di "diventare" ogni giorno cristiano, sei disposto a tentare! In quel giardino nel quale è posto il tuo sepolcro metti in programma, con Lui il Risorto, la produzione di cose belle, buone, vere; la battaglia decisiva contro quel difetto; lo sforzo di accettare una persona impossibile; l'impegno ad effettuare quel taglio che continui a rimandare; la decisione di rispettare un appuntamento scomodo, di dedicarti a quella faccenda non troppo piacevole, di non sottrarti a quella responsabilità precisa. Lì, accanto al sepolcro vuoto, Dio ha bisogno di te, per fare fiorire la tua vita. Per coltivare propositi di pace, giustizia, tenerezza, fedeltà, amicizia e sincerità. Dio sogna con te e con te vuol riscrivere la storia del mondo, rifare, da risorto, la tua storia personale. L'amore è impaziente, impaziente di ricominciare. Dio sa che ci vuole, per te e per me, un altro giorno... per assaporare e per realizzare la nostra Pasqua. A Lui sta perfino bene che tu abbia le mani vuote. Le mani gradite a Dio non sono tanto quelle che hanno frutti da offrire ma quelle disposte ad accogliere semi. Dio augura una Buona e Santa Pasqua non all'eroe ma allo sconfitto, a chi si ritrova ammaccato, disorientato, a chi ha la consapevolezza di aver combinato poco o nulla... Dio ti aspetta, per consegnarti in un atteggiamento di fiducia intatta i suoi propositi. Per rifare il "nuovo", per dirti che vuol sognare ancora con te. Il Risorto ci precede sempre, ed è impaziente di ascoltare il tuo sì di domani, la Pasqua è preghiera della memoria, non memoria di ciò che è successo ieri, memoria di ciò che non c'è ancora e che necessita di te per essere realizzato.

Ermanno Caccia

Diocesi di Carpi

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